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Architetti: ego o proprietà intellettuale?

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Frank Lloyd Wright era al lavoro sul suo capolavoro (SC Johnson Research Tower a Racine, Wisconsin), e aveva un problema: i tubi di vetro che voleva avvolgere attorno agli angoli della torre avevano la tendenza a lasciar entrare non solo la luce, ma anche la pioggia!Thomas H. Truslow Jr., direttore generale delle vendite di Corning Glass Works, propose la soluzione di Wright -strisce impermeabili flessibili- direttamente ai dirigenti della Johnson, scavalcando l'Architetto.

“Hai messo il carro davanti al cavallo. È necessario avere l’autorizzazione dell’Architetto prima di andare dal Committente. Non sai come si lavora con un architetto?", scrisse in una lettera dattiloscritta il 10 novembre 1948. Aggiunse un punto interrogativo arrabbiato con inchiostro verde.

"Lo schema non è della Johnson Company", continuò. "È dell'architetto. È mio” (sempre con l’inchiostro verde).

 

L'Architetto se la prese molto. Era stato scavalcato.

 

Ego o legittima proprietà intellettuale? O difesa del proprio ruolo?

Forse, un po’ di tutto.

Ma facciamo un focus sull'ego.

 

Chi di non si è mai scontrato con il proprio ego?

Nessuno.

L’Ego spunta fuori all’improvviso, ci riempie di emozioni che ci destabilizzano, ci fa perdere il controllo della parola (e, prima ancora, del cervello) e delle azioni. Si impossessa di noi, e noi glielo lasciamo fare.

L’ego di Wright gli aveva fatto aggiungere le note col pennarello verde. Grrrrrrrr…..

 

L’ego è un gran nemico della nostra crescita. È nemico della cooperazione, è nemico del nostro successo.

Meglio riconoscerlo e tenerlo a bada.

Come si fa?

Ad esempio, quando in automatico, parte (anche mentalmente) la critica verso il lavoro di un collega. Una critica che poi ci porta a pensare che noi, ovviamente, avremmo fatto molto meglio. Troviamo tutti i difetti, siamo dei cecchini. Lì è il nostro ego che prende il sopravvento.

Non permettiamoglielo e rispettiamo il lavoro del collega. Certamente siamo liberi di esprimere un giudizio, ma quando facciamo un paragone con noi, dal quale ovviamente usciamo vincitori, allora scadiamo molto in basso.

Fortunatamente, non sempre siamo così. Ci capita anche di complimentarci (sinceramente) per un progetto o un’opera fatta da qualcuno che conosciamo di persona. Proviamo gioia per il successo di un collega. Prendiamo spunto dal meglio degli altri, per migliorare, in modo ecologico, noi stessi e dunque la vita dei nostri clienti.

Proviamo, d’ora in avanti, a riconoscere questo nemico, invisibile e potente, che si aggira nella nostra mente e nelle nostre emozioni. Blocchiamolo subito.

E non pensiamo di escluderci da quelli che hanno l’ego: l’ego è in tutti, più o meno sviluppato. Più o meno manifestato, ma è in tutti.

 

E tu? Cosa avresti fatto al posto di Wright?

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