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L'energia del Colosseo: buona o cattiva?

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Ho recentemente accompagnato mio figlio a visitare il Colosseo. L'impatto è sempre forte, ma potrebbe esserlo molto ma molto di più senza le centinaia di turisti che lo popolano abitualmente. Tuttavia, anche io ero una turista, quindi sono ben grata che sia data la possibilità a chiunque di accedere a tanta bellezza.

Ho osservato, fin da fuori, degli uomini che camminavano sui ponteggi, nella parte più altra del monumento. Mi sono chiesta subito se fossero consapevoli dell'importanza della loro presenza e del loro lavoro. Partecipare al restauro, anche se minore, di una piccola parte del Colosseo trovo che sia una opportunità magnifica per un operatore del settore: con quale atteggiamento sta ponendo le sue mani su mattoni millenari? Con rispetto, amore, dedizione? Oppure con distacco, abitudinarietà, noia? 

Ho iniziato a pensare a tutte le persone coinvolte nella vita di questo spettacolare edificio.

Ho pensato a coloro che hanno saccheggiato il Tempio di Gerusalemme per recuperare "il bottino" necessario per dare avvio alla costruzione. Ho pensato anche all'energia di quel bottino: cosa portava in sè? Il tempio di Gerusalemme è stato costruito grazie ad una scelta di amore (scriverò un articolo su questo), il Colosseo, direi proprio di no. Il seme, quello del saccheggio, non credo possa avere portato buona energia alla costruzione. Tuttavia, chissà, magari le persone che l'hanno poi costruito, lo hanno fatto con passione, il loro lavoro. Utopia?

Pensavo con stima a coloro che hanno impastato la calce, a coloro che hanno impastato l'argilla dei mattoni, a coloro che li hanno cotti, a coloro che li hanno trasportati, spostati, posati, uno dopo l'altro. A cosa pensavano mentre svolgevano il loro lavoro? Quali erano le loro emozioni?
Pensavo con stima anche a coloro che hanno ideato e seguito i lavori, diretto centinaia di persone in un cantiere incredibile. Quanta determinazione, precisione, deve essere stata necessaria!

Cosa dire dell'utilizzo? Impossibile non pensare alla sofferenza delle persone e degli animali resi feroci dalla fame, così contrastante con l'euforia di chi, con sadismo, provava piacere nel vedere tanto dolore.

E poi le trasformazioni, la costruzione di una cappella, il terremoto, il suo smembramento per ricavare materiali da costruzione, i restauri. Mi viene da pensare istantaneamente che forse altre costruzioni stanno portando in sé l'energia del Colosseo... ma... quale energia?

Impossibile stabilirlo. Troppi elementi si sono sedimentati, e si sedimentano tutt'ora in ogni suo più piccolo anfratto.

Ripenso quindi alle migliaia di turisti che vi entrano tutti i giorni, portando il loro stupore, meraviglia, intessere (sempre sincero? Chissà!), pensieri, emozioni, parole, SELFIE, e mi pongo alcune domande: può l'energia di un luogo cambiare a seconda dell'energia di coloro che lo hanno trasformato, plasmato, vissuto?

Cosa provano le persone quando entrano nel Colosseo?

Queste sensazioni arrivano solo da una osservazione visiva, da fattori estetici, da racconti emozionanti, oppure vi è qualcosa di più profondo, nascosto ed invisibile, ma potente che le condiziona

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