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Dalla Casa Elettrica alla Casa Empatica

March 24, 2018

 

 

 

La casa Empatica è una definizione che ho dato io stessa, ora, perchè cercavo qualcosa di ancora più evoluto della "casa intelligente".

Ieri sera ho assistito ad un incontro, tenuto dal prof. Giampiero Bosoni, del Politecnico di Milano, in cui si è commentata la "Casa Elettrica", costruita nel 1930 a Milano su progetto di Luigi Figini e Gino Pollini in collaborazione con Bottoni, Frette e Libera.
Si trattava di una casa all'avanguardia, perché ricca di tutto ciò che la nuova tecnologia era in grado di offrire: aspirapolvere, telefono, ventilatore... una casa veramente avveniristica, che, grazie all'energia elettrica, era in grado di soddisfare i nuovi bisogni della collettività.

 

 

Si è fatto poi un cenno all'evoluzione tecnologica incredibile che, sopratutto negli ultimi 20 anni, ha fatto della domotica una tematica centrale dell'abitare. 

La casa intelligente è quella che capisce i tuoi bisogni. Quali bisogni? Ad esempio quantità di luce, organizzazione del tempo (far partire gli elettrodomestici e distanza), sicurezza, confort termico e così via. Certamente, per chi ama la tecnologia, una casa con queste prestazioni migliora la vita. 

Ma la mia domanda è la seguente: i bisogni delle persone cambiano? Evolvono?

La casa è giusto che evolva insieme? Certamente sì, se no vivremmo ancora nelle caverne!

Le persone oggi, dal mio punto di vista, stanno sempre più manifestando l'esigenza di soddisfare i bisogni profondi, intangibili.
Magari cercano, dalla propria casa, sicurezza, ma una sicurezza che non è data da un buon allarme, è una sicurezza interiore, quella che ti fa sentire al sicuro non solo in casa, ma ovunque. Magari cercano accoglienza, ma non solo l'accoglienza data dalle luci soffuse, dall'ordine, dalla temperatura perfetta. Forse cercano quella accoglienza che troverebbero in un lungo abbraccio.

Una frase del Prof. Bosoni mi ha colpito: "Cosa ti aspetti che una casa ti dia come servizio"? La parola servizio, devo essere onesta, non mi piace, ma rende l'idea. Possiamo chiedere alla casa di darci ospitalità, protezione, luce, calore, oppure possiamo chiederle di più, e questo di più può non essere legato ad alcun oggetto o area della casa, può essere qualcosa che la casa emette, non è visibile agli occhi, non è registrabile attraverso un termometro o un altro apparecchio elettronico. Solo il nostro corpo e il nostro cuore, attraverso le emozioni e sensazioni, può cogliere quel di più che una casa può dare, ma che pochi sanno che esiste. Una casa che capisca istantaneamente ciò di cui abbiamo bisogno, adattandosi e dandoci energia quando siamo stanchi, che ci dia calma quando siamo agitati, che ci dia coraggio quando siamo spaventati. Una casa empatica, insomma. Utopia? Dipende da ciò che crediamo sia possibile.

 

Photo Credits: Archidiap, Forbes

 

 

 

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