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Un oggetto per amico?

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Qualche anno fa mi regalarono un libro intitolato “Architettura e felicità”, di Alain de Botton. Mai letto. Recentemente l’ho ripreso in mano.

Premetto di trovarmi in un periodo particolare in cui persone ed eventi non fanno altro che confermarmi un modo particolare di vedere le cose, gli oggetti, gli edifici, i luoghi… qualsiasi cosa.

Questa visione presuppone che anche le “cose”, non solo le persone, abbiano un’anima, una coscienza, che può interagire con la nostra.

 

Tornando al libro, la prima pagina sulla quale mi sono soffermata una volta ripresolo in mano, riportava una foto di tre rubinetti. Mi colpii e mi misi a leggere la didascalia: folgorante.

 

“Di chi vorremmo essere amici?”.

 

Una domanda semplice che porta in sé una vera e propria visione animistica degli oggetti: con questa domanda si dà per scontato che possiamo essere amici di un rubinetto. Si dà per scontato che un rubinetto abbia un’anima. Si dà per scontato che un rubinetto possa essere o non essere simpatico.

 

In realtà credo che inconsciamente molti di noi abbiano almeno una volta nella propria vita detto di un oggetto “È simpatico!”.

 

Pensiamo ad un oggetto che decidiamo di accogliere nella nostra casa non per un tempo limitato, ma per 10, 15 anni. Deve durare, essere quindi ben fatto. Deve essere comodo da usare e funzionale, quindi ben studiato. Deve essere bello esteticamente (qui entriamo nel campo soggettivo).

 

Perché non aprirci all'idea che un oggetto possa anche essere capace di generare in noi emozioni positive, proprio come farebbe un amico?

 

Pensiamo a quante volte entriamo in contatto con il rubinetto della nostra casa: lo guardiamo, lo tocchiamo, lo usiamo almeno due volte al giorno. Fino ad oggi molto probabilmente abbiamo concepito il rubinetto come un sistema di componenti il cui scopo è quello di erogare acqua calda e fredda.

 

Essere “amico” di un rubinetto, come di qualsiasi altro oggetto, significa andare molto oltre: significa riconoscergli anche la capacità di farci stare bene.

 

È una bella sfida, me ne rendo conto: dal mio punto di vista, entusiasmante, perché permette di aprirci alla visione secondo cui un oggetto materiale può essere in realtà molto di più e può influire positivamente sulla nostra vita, sulle nostre emozioni, sulle nostre esperienze in modo completamente nuovo.

 

Per capire perchè un oggetto, come in realtà un luogo o qualsiasi altra cosa, può effettivamente influire sul nostro essere e sulla nostra vita, occorre addentrarsi in un mondo nuovo, fatto di emozioni, di connessioni profonde, e sopratutto di energia, di cui ogni cosa materiale è costituita.

 

WOW

 

(Caterina Locati)

 

 

 

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